Il film tratto dal romanzo di Paolo Maurensig – lo scrittore nato a Gorizia e scomparso nel 2021, appassionato di scacchi – gioco che lui stesso definì  “un atto creativo che a volte assume l’aspetto di un’autentica opera d’arte” – sarà girato a Trieste.

Gabriele Salvatores ha infatti deciso di ambientare nel capoluogo giuliano il romanzo in cui i protagonisti avevano come sfondo Vienna e Monaco di Baviera, e credo che l’atmosfera di Trieste darà alla storia una cornice unica e ancor più suggestiva.

Nel film, come nel romanzo, centrale sarà la rivalità sulla scacchiera, che a volte, secondo il protagonista può diventare anche “un’azione di inaudita violenza, una forma di omicidio bianco, inapparente, il cui esito viene riconosciuto e condiviso unicamente dai due contendenti”.

Narrando di una partita fra due maestri di scacchi, uno ebreo e l’altro nazista, attraverso gli eventi storici della Seconda guerra mondiale, l’autore introduce sulla scacchiera una difesa che prende il nome dalla landa della Bassa Sassonia nella quale si trovava il lager di Bergen Belsen, in cui il protagonista venne deportato. Una variante per il nero, fondata sull’ “astuzia che, facendo affidamento sulla sorpresa, pesca nel torbido e crea un’incredibile bagarre nella quale è facile anche mettere un piede in fallo”. L’idea principale che emerge dalle mosse dei protagonisti del romanzo è quella di complicare fin dall’inizio la partita contro la solida apertura di pedone di donna. Successivamente viene anche evidenziato un sacrificio di cavallo per due pedoni, caratteristico di questa linea, eseguito con lo scopo di portare il re avversario allo scoperto.

Probabilmente tali mosse riporteranno alla mente dello scacchista esperto  il Gambetto Benko, che prende il nome dal grande maestro  ungherese emigrato negli Stati Uniti, Pál Benkő, e che nella letteratura russa è anche chiamato  gambetto Volga, perché i primi studi di tale apertura vennero scritti in una cittadina sul corso di tale fiume.

La variante di Lüneburg e il gambetto Benko vengono infatti giocati entrambi contro 1.d4, creando – fin dalle prime mosse – posizioni a doppio taglio. L’unica differenza tra le due aperture consiste nel fatto che nella variante di Lüneburg viene eseguito il sacrificio di un pezzo leggero per attaccare il re, mentre nel Benko il materiale sacrificato si limita a un pedone con l’intento di aprire le linee sul lato di donna per un successivo attacco.

Il filo rosso del romanzo e del film, la partita a scacchi, viene presentato come una metafora della vita, in cui ogni singola mossa ha il suo peso, condizionando irreversibilmente quelle successive. E qualunque sia la variante che si sceglie di giocare – che sia quella di Lüneburg, il Gambetto Benkő o qualsiasi altra apertura – tale scelta esclude inevitabilmente tutte le alternative.

«Ogni scelta implica, di per sé, l’abbandono di tutte le alternative. Se non fossimo costretti a scegliere, saremmo immortali»: così lo scrittore goriziano commentò la scelta della sua Variante di Lüneburg.

Sarà ora Salvatores a tradurre in immagini, in una Trieste che per storia e identità sembra appartenere alle stesse pagine di Maurensig, questa potente metafora della vita.

FOTO:  Paolo Maurensig a Forni di Sopra nel 2015, Gabriele Salvatores nell’articolo de Il Piccolo del 25 ottobre 2026 (foto Francesco Lasorte), le posizioni del Gambetto Benko.